20/02/2008
13:50

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Non giudicate troppo in fretta!

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da Paolo:

Alcune volte gli spot danno veramente dei saggi consigli... Mi ricorda la famosa frase delle 10P che la maestra Giovanna alle elementari aveva abitudine a ricordare ai bambini: Prima Pensa Poi Parla Perchè Parole Poco Pensate Portano Pene.

19/02/2008
10:38

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Walter, il Cavaliere e l'Italia al bivio (buio)

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da Paolo:

Consigliandovi l'articolo di Eugenio Scalfari di qualche giorno fa dal titolo Walter, il Cavaliere e l'Italia al bivio, (scusate se ci ho aggiunto al buio) mi sono ricordato di due simpatiche immagini: una via Marketing Blog, l'altra via Bastardi Dentro.

bucchi1

BD1060-Ultimi-in-Europa[1]

Che dite ce la faremo? O pure stavolta non va? Stiamo al bivio o al buio? Qualcuno sarà in grado di guidare questa bellissima barca verso acque migliori? O di accendere un po' di luce?

Com'era quella canzone della Roma? "Che ce frega de Ronaldo noi c'avemo Totti-gol!!! Totti-Gol..."

A proposito di la luce... io intanto la vado a riattaccare che la lavatrice l'ha fatta saltare...

P.S. grazie a non mi ricordo quale blog si è scoperta l'origine dello slogan veltroniano:

18/02/2008
14:15

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A quando la fine della nostra "guerra civile"?

Archiviato da Magnumpr in: politica, rp e dintorni

da Paolo:

Grazie al bell'articolo di Christian Rocca in cui riprende il saggio di Andrew Sullivan: "Addio a tutto questo" e per il quale "La candidatura di Obama è potenzialmente rivoluzionaria. A differenza degli altri candidati, Obama può finalmente portare l’America a superare la debilitante, auto-alimentata lite di famiglia della generazione del Baby boom (quella nata nel ventennio successivo alla Seconda guerra mondiale, ndr) che per lungo tempo ha ingolfato tutti noi. La candidatura di Obama riguarda la fine della guerra che ha dominato fin dai tempi del Vietnam e che mostra pericolosi segnali di intensificazione. E’ una guerra civile non violenta che ha reso l’America invalida nel momento in cui il mondo ha più bisogno di lei. E’ una guerra sulla guerra, sulla cultura, sulla religione, sulla razza. E in questa guerra, Obama – soltanto Obama – offre la possibilità di una tregua”... mi è venuto qualche spunto di riflessione.

E la domanda che mi pongo è: saranno queste le elezione in cui finirà una volta per tutte la guerra civile più o meno soft  che dal dopoguerra ad oggi si son fatti in Italia comunisti e anticomunisti e poi berlusconiani e antiberlusconiani? Riusciremo a superare una volta per tutte le ideologie, gli stereotipi e i pregiudizi? Il tono di questo inizio di campagna elettorale promette bene... speriamo di farcela una volta per tutte, anche grazie al "postideologico Obama" che ci da il buon esempio... (sulla guerra civile nostrana c'è un bel libro di Fasanella e Pellegrino)

Poi magari più in là bisognerebbe risolvere anche il problema dell'altra guerra civile del nostro amato paese: la guerra generazionale che silenziosamente si combatte giorno dopo giorno tra i trentenni o giù di lì e gli over 40 per un posto di lavoro migliore, per una casa, per uno stipendio soddisfacente, per un futuro radioso...

Ho messo "La spada nella roccia" per augurarmi che un giorno anche in questo paese un qualsiasi Artù possa prendere la spada, alzarla al cielo e diventare Re...   

 

13/02/2008
09:20

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Brand New World

Archiviato da Magnumpr in: immagine, advertising, rp e dintorni

da Paolo:

via Uniferpi ho visto questo video che vi ripropongo.

A me ha fatto venire in mente il Mondo Nuovo del genio Aldous Huxley e difatti il titolo del post riprende  modificandolo il titolo del libro in inglese "Brave New World" del 1932.

Anche se molte delle visioni dello scrittore sono di là da venire, viviamo in una società sovraccarica di informazioni, dove ogni logo, claim, e pubblicità lottano con altri milioni di simili per rimanere un istante di più attaccati al nostro cervello...

Prima che arrivi il tempo in cui anche il nostro corpo sarà ricoperto di loghi e di slogan, o magari in cui ogni essere umano avrà il proprio logo che lo identifica e lo differenzia dagli altri, penso che in un mondo così sovrappopolato di segni e simboli la differenza di valore percepita tra i vari marchi la faranno sempre di più la qualità e la trasparenza delle relazioni umane che gli stanno dietro.

Per dirla alla Pirelli: La potenza è nulla senza controllo. Per dirla alla Pr: Il brand è nulla senza relazione.

07/02/2008
15:20

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Nuovo logo per FERPI

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da Andrea:
Era da tempo che Paolo mi chiedeva un intervento sul nuovo logo della Ferpi.
Il motivo esatto non l'ho capito! Che gli avrà fatto sto logo? Poi perchè chiede a me di parlarne?
Mhm forse perchè metto sempre in discussione il mondo? Mah?!
Comunque..

Sul sito FERPI a suo tempo scrissero: Ferpi si rifà il look! Arrivano il nuovo marchio e la prima campagna pubblicitaria

Ridisegnato nel rispetto di quello storico, il brand presenta alcune innovazioni nel lettering e nell’intensità dei colori.
E per la campagna c’è un tema core: l’evoluzione.
Il 2008 si apre per Ferpi con un'importante novità: il rinnovo del marchio, un nuovo sistema di brand identity e la prima campagna pubblicitaria dell'Associazione.
Un restyling a 360° insomma. Dal nuovo lettering al claim della campagna pubblicitaria, FERPI vuole comunicare il suo posizionamento e individuare i pubblici da raggiungere.
Per questo il sistema di identity dell'Associazione è stato ripensato, rinnovato confermando però le solide basi del marchio storico, per comunicare un obiettivo di rinnovamento perseguito in continuità con la tradizione di FERPI.

"Il brand e il sistema di identity sono la carta di identità di un'organizzazione, rappresentano l'insieme degli elementi fisici che la rendono diversa da ogni altra e quindi riconoscibile. Per questo il restyiling del logo e il nuovo sistema di identità visiva – afferma il presidente di FERPI Gianluca Comin - non sono un'operazione di puro lifting, ma un messaggio più profondo. Nei programmi per il prossimo biennio dell'Associazione abbiamo parlato più volte di innovazione. Vogliamo cominciare dall'immagine, affinché diventi più moderna, più giovane, ma con le radici ben piantate nella storia della Federazione".

La principale novità del marchio è il lettering: il Times New Roman viene sostituito, per l'acronimo, dal carattere Bodoni, più lineare ed elegante, mentre la dicitura completa dell'Associazione viene composta con il carattere Futura, senza grazie geometrico ed estremamente leggibile. L'acronimo, tutto maiuscolo, si chiude con la i "minuscola" che ha il duplice obiettivo di inserire un elemento creativo e di evidenziare la R e la P di Relazioni Pubbliche. La scelta cromatica invece conferma la versione precedente, ma i colori sono utilizzati con tonalità più decise.

Al nuovo sistema di identità si affianca la prima campagna pubblicitaria dell'Associazione: il tema che guida visual e claim è l'evoluzione del sistema relazionale e la necessità di avere gli strumenti adatti per affrontarne le nuove sfide.



Indubbiamente così siamo di fronte a qualcosa di perfetto stile italiano, sobrio nella scelta del carattere, di classe ma deciso.
Complimenti ai creativi! Per aver scelto il carattere, visto che i colori sono rimasti gli stessi.
Ora il marchio nuovo lo avete visto, i commenti del Presidente li avete letti e quelli dei creativi anche...ma se fosse...

"Ridisegnato nel rispetto di quello storico, il marchio presenta alcune innovazioni nei caratteri e nell’intensità dei colori.
E per la campagna c’è un tema principale: l’evoluzione.
Il 2008 si apre per Ferpi con un'importante novità: il rinnovo del marchio, un nuovo sistema di identità della marca e la prima campagna pubblicitaria dell'Associazione.
Un rifacimento a 360° insomma. Dal nuovo tipo di carattere alla frase della campagna pubblicitaria, FERPI vuole comunicare il suo posizionamento e individuare i pubblici da raggiungere.
Per questo il sistema di identità dell'Associazione è stato ripensato, rinnovato confermando però le solide basi del marchio storico, per comunicare un obiettivo di rinnovamento perseguito in continuità con la tradizione di FERPI.

Al nuovo sistema di identità si affianca la prima campagna pubblicitaria dell'Associazione: il tema che guida l'immagine e la frase è l'evoluzione del sistema relazionale e la necessità di avere gli strumenti adatti per affrontarne le nuove sfide.
"

Suonava in maniera diversa eh?! Forse così la "I" di FERPi sarebbe rimasta maiscola?
Lo so, come sempre sono polemico, ma la i minuscola mi sembra che tolga quell'identità che faceva della FERPI la Federazione....Italiana...
Globalizzazione? Prosopopea?
In fondo Relazioni Pubbliche non veniva fuori lo stesso essendo scritto in rosso? Forse non è un punto di rosso abbastanza forte?

In ogni caso il carattere è bello e fine, nel complesso a me piace, a voi?

Comunque giusto per la cronaca:
Marchio (o brand): marchio aziendale
Claim: frase collegata alla campagna pubblicitario o al prodotto (spesso coincide con lo slogan)

ed in ogni caso i latini dicevano:
Melius abundare quam deficere (Meglio abbondare che scarseggiare)...ma dicevano anche: Est modus in rebus (C'è una misura nelle cose)
no?
07/02/2008
10:58

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l'Appello di Pera

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dal blog di Fabio Bistoncini postato da Vincenzo Aprile

Lucida, rivelatrice, propedeutica a qualsiasi analisi politica realistica, la presa di posizione del Presidente Pera su La Stampa di oggi (scarica l’articolo).

L’appello, fondamentalmente al Cavaliere, visto che per il PD di Veltroni è quasi una necessità, di presentarsi da solo e di “sparigliare” un sistema che non riesce ad autoriformarsi (perché autoreferenziale ed ancorato a logiche vetuste secondo cui sono solo le norme a determinare i comportamenti in politica) rappresenta un’indicazione di rotta di altissimo valore.

A questo punto della partita, non ha senso fare un governo per le riforme istituzionali o peggio solo elettorale. E non perché non ce ne sia bisogno ma perché sono convinto non cambierebbe granché in questo contesto elettorale.

La palla è ai due leader e a Berlusconi in particolare. Accolga la sfida Presidente Berlusconi e sfidi Veltroni ad una regolar tenzone elettorale. Una partita secca, con un confronto programmatico franco e trasparente. Oltre ad avere ottime possibilità di vittoria, potrà vantare – anche a futura memoria – di essere stato, non solo colui che ha “inventato” il bipolarismo nel nostro Paese, ma anche il leader che ha creato le condizioni per un bipartitismo sano, con un multipolarismo europeo e una competizione centripeta per il governo dell’Italia.


il blog di FB comunicazione
07/02/2008
10:42

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Rappresentanza di interessi e società civile: quale ruolo per il relatore pubblico?

Archiviato da Magnumpr in: relazioni pubbliche
Toni Muzi Falconi dal sito FERPI:

La decisione del presidente del Senato Franco Marini, incaricato di formare un nuovo governo, di consultare anche le maggiori associazioni di categoria e datoriali del Paese secondo Toni Muzi Falconi apre nuovi scenari nelle dinamiche della rappresentanza di interessi e dunque nella pratica delle rp.
 

Cresce a vista d'occhio la qualità e il numero di studiosi, docenti e professionisti di ogni continente che studiano, discutono e operano intorno all'approfondimento del concetto di infrastruttura di relazioni pubbliche di uno specifico territorio immaginato come un ‘cruscotto dinamico e analitico' … in attuazione della seconda parte del paradigma globale delle relazioni pubbliche dei ‘principi generici e delle  applicazioni specifiche'

In parallelo, una seconda tematica in forte crescita ha a che vedere con il profilo riflessivo del ruolo strategico del relatore pubblico che ascolta gli stakeholder per migliorare la qualità dei processi decisionali dell'organizzazione  e accelerarne i tempi di attuazione come avevamo scritto qualche tempo fa su questo sito.

Questi due filoni investono la questione della rappresentanza e della legittimità degli stakeholder nei processi decisionali, esplosa anche in Italia nei giorni scorsi in virtù del non rituale invito del Presidente incaricato a sindacati e operatori economici.

Così Giuseppe De Rita in un'intervista al Corriere della Sera di Domenica 3 Febbraio afferma di sentirsi liberato dalla categoria indistinta della società civile e attribuisce al leader degli industriali Montezemolo l'idea vincente -il manifesto per la governabilità - che ha dato vita a una vasta e concreta rappresentanza di interessi e conclude dicendo…..si torna all'espressione di interesse, è una forma di igiene mentale, liberatoria. Così si à espresso uno dei cantori storici della società civile….

A ciò si aggiunga che l'altro giorno, il Ceo della Wal Mart, il maggior datore di lavoro privato del mondo, ripreso in un commento dal NYT, ha pubblicamente rivendicato a quella azienda un ruolo istituzionale.

L'intreccio fra queste questioni (chi sono gli stakeholder, quale sia la loro effettiva legittimità sociale ad essere ascoltati , e come incidono sulle decisioni organizzative) non solo sta al cuore dello stesso senso della nostra professione, ma rileva molto anche sul tema, più generale, della crisi della democrazia rappresentativa che investe, a diverso titolo, tutte le democrazie parlamentari dell'Occidente.

Proviamo a ragionare, seguendo una prospettiva mirata sul nostro lavoro, intorno a questo groviglio di questioni.

1. Qualsiasi sia l'esito del lavoro in corso sull'attuazione di un cruscotto della infrastruttura di relazioni pubbliche di un territorio bisogna partire da alcuni presupposti:

a) l'approccio metodologico deve consentire la comparazione fra territori diversi e quindi deve essere coerente;

b) l'approccio deve però anche essere flessibile: un mio studente di Master, che lavora per il Sindaco Bloomberg, mi diceva ieri che Manhattan si divide in 19 sobborghi con distinte e diverse caratteristiche socio culturali, etniche, economiche, politiche e mediatiche di cui bisogna pur tenere conto in qualsiasi attività di relazioni pubbliche!

E' ovvio che il relatore pubblico non può essere Pico della Mirandola e quindi non può verosimilmente star dietro alle dinamiche quotidiane di ogni mini-territorio… ma non può neppure essere etnocentrico e applicare la stessa formula relazionale e comunicativa in Birmania e in Tanzania.

Ho descritto due estremi sui quali (immagino) tutti siamo d'accordo. La questione è trovare il giusto equilibrio che dia risultati efficaci (in termini ovviamente di rapporto costi-benefici per l'organizzazione).

2. Si passa allora alla seconda questione: se è vero che l'ascolto degli stakeholder prima della decisione aiuta l'organizzazione a decidere meglio, e ad accelerarne i tempi attuativi, è altrettanto vero che si corre il rischio della paralisi-da-analisi in assenza di una attenta e mirata identificazione e selezione degli stakeholder prioritari: singola decisione da prendere… per singola decisione da prendere.

Quindi, la risposta al primo quesito si intreccia inevitabilmente con questa seconda questione e impone una attenta e meticolosa segmentazione del processo decisionale perché il relatore pubblico possa operare con un minimo di efficacia.

In qualche modo, tutto questo percorso lascia ampia discrezionalità all'organizzazione e la incentiva ad ascoltare soltanto gli stakeholder che si posizionano ai poli dell'asse presunto-consenso/ presunto- dissenso (questo, nella migliore delle ipotesi..).

Ma questo modo di procedere polarizza il percorso e attribuisce minor peso agli stakeholder non assuefatti ad una relazione con l'organizzazione impostata su, rispettivamente, una politica del tappeto rosso o dell'urlo; e non considera a sufficienza la parte più affollata dell'asse ( in termini sia di numero di persone che di specifici pubblici), che si colloca solitamente al centro.

3. Ed eccoci quindi alla questione della rappresentanza e della legittimità, ricca anche qui come in ogni situazione reale, di potenziali contraddizioni.

Se conveniamo che stakeholder (definiti attivi) sono soggetti che si ritengono in diritto e pretendono di essere ascoltati dall'organizzazione prima che assuma una decisione in virtù del fatto che produce tali conseguenze da indurli a volerne esserne partecipi (in molti casi è la stessa normativa ad imporlo), l'implicazione è che l'organizzazione dovrebbe attrezzarsi per ascoltarli tutti con attenzione.

E naturalmente a questi soggetti si aggiungono gli stakeholder (definiti potenziali) che vorrebbero essere attivi qualora fossero consapevoli che l'organizzazione sta per assumere una determinata decisione (definiti potenziali) e, last but not least, coloro che l'organizzazione ritiene, per le più svariate ragioni, di coinvolgere perché considerati essenziali per la migliore riuscita dell'attuazione della specifica decisione (influenti e opinion leader).

Questa metodologia di analisi aiuta il relatore pubblico ad essere (sì! e come è giusto che sia) consapevolmente selettivo, ma anche metodologicamente attrezzato ad interpretare le aspettative della parte più rilevante degli stakeholder. La legittimazione dei soggetti selezionati assume una connotazione, sì!, di carattere soggettivo ma basata su un approccio argomentabile e condivisibile. Spetta poi sempre a chi detiene ed esercita il principio della responsabilità decide, in base a criteri determinati, quali aspettative dei pubblici ascoltati incorporare nella sua decisione tenendo ovviamente in conto le conseguenze che andrà a produrre anche sugli altri pubblici che, per le più svariate ragioni, ha deciso di non tenere in considerazione.

Ecco: a me pare, e per concludere, che un simile approccio possa aiutare il relatore pubblico a svolgere un ruolo di primo piano all'interno o per l'organizzazione in cui opera e a sviluppare sufficiente fiducia per questa e per sé in quei pubblici. O no?

Toni Muzi Falconi


07/02/2008
10:36

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L'arte di scrivere

Archiviato da Magnumpr in: relazioni pubbliche, rp e dintorni, scomunicare
da Andrea:


...qualcosa di unico! Dovrebbero metterlo nei fondamentali dell'arte di scrivere!
05/02/2008
18:26

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Viral or not viral?

Archiviato da Magnumpr in: risorse, rp e dintorni, scomunicare

da Paolo:

da qualche giorno gira su internet questo simpaticissimo video di tuttoscemo "contro la pornografia e la softpornografia sul web"... Opss

Caro Art Director Andrea a quando il primo viral di Magnum P.R.? Magari dal titolo: "I bambini fanno Prr"... in tutti i sensi...

Per rimanere in tema, qualcuno ha fatto l'univeristà Iulm? Perchè su Youtube alla parola Iulm ho trovato questo video. Ancora non ho capito se gli da valore aggiunto o gliene toglie...

Tornando a cose poco più serie, c'è un bel articolo su Advertiser su come nasce un'ideavirus di successo e se proprio si deve strafare bisogna rileggere:  "The Secret Strategies Behind Many Viral Videos" di Dan Ackerman Greenberg: "Fire your PR firm and do it yourself!".

04/02/2008
00:14

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Relazioni pubbliche nello spazio

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da Paolo:

via Punto Informatico veniamo a conoscenza che il 4 febbraio la canzone "Across the Universe" dei Beatles verrà trasmessa dal Deep Space Network della Nasa verso la stella Polaris, distante 431 anni luce dalla Terra.

L'inizio di una nuova era per le relazioni pubbliche? Musical Public Relations?